Interventi di Maria Cristina Addis, Francesco Galofaro, Giovanna Ori

Di seguito l’abstract degli interventi di Maria Cristina Addis, ricercatrice presso l’Università di Modena e Reggio Emilia e docente presso l’Università di San Marino, Francesco Galofaro, docente presso il Politecnico di Milano e la Libera Università di Bolzano e Giovanna Ori, ricercatrice indipendente, cultrice della materia semiotica, brand specialist e consultant


Semiotics for prosumers: ricerca semiotica e lavoro culturale

Intervento di Maria Cristina Addis

Greimas ed Eco- scuola di Atene

L’intervento vuole in particolare proporre all’attenzione di relatori, coordinatori e partecipanti due questioni, strettamente legate, sollecitate dal focus sul metodo come trait d’union fra accademia e mondo lavorativo.

La prima, specifica, riguarda l’efficacia analitica ed eventualmente diagnostica della semiotica strutturalista,“pratica teorica” il cui metodo non può essere isolato da un’epistemologia e una teoria di cui costituisce appunto la pratica, lo strumento di controllo che orienta l’analista nell’esercizio di una logica differenziale e formale rispetto alla quale, per definizione, tutto è potenzialmente pertinente e niente lo è necessariamente.

Da questo punto di vista, la capacità d’astrazione e la granularità analitica offerte dall’approccio semiotico si dimostrano funzionali a qualunque progetto di intelligibilità della cultura, a prescindere dai fini ultimi della ricerca. Non a caso, a partire dal suo ingresso nei corsi di Filosofia, DAMS, Scienze della Comunicazione, Arti Visive, sono proliferati corsi e titoli di “Semiotica della pittura”, “dell’architettura”, “del cinema”, “del design”, “dei media”, “della pubblicità”, “del marketing”, “del discorso politico”, “del cibo”, e l’elenco potrebbe essere molto più lungo. Nomi che più che indicare “nuove semiotiche” segnalavano (e per certi versi segnalano) a un tempo un nuovo ambito di ricerca, un nuovo oggetto storico-teorico sul quale la semiotica tentava di esercitare la propria presa e dal quale veniva a sua volta modellata e orientata, e vecchie e nuove professionalità – giornalista, designer, sceneggiatore, pubblicitario, consulente di marketing, copyrighter – che trovano nella semiotica strumenti e tattiche di messa a fuoco.

La seconda, più generale, riguarda lo statuto contemporaneo dell’accademia e dell’eterogeneo e oggi più che mai opaco “mondo lavorativo”, in particolare per quanto riguarda il lavoro immateriale. L’interrogazione sul sé e come la semiotica sia in grado di mordere il reale, e se questa capacità possa essere o meno spesa al di fuori dei confini universitari, si scontra con un orizzonte inedito rispetto quello in cui Greimas inaugura un “progetto di descrizione scientifica della significazione”, e profondamente diverso da quello in cui Umberto Eco contribuiva alla nascita e al successo di nuove professioni della cultura. Il precariato accademico, e il ben più vasto precariato culturale, hanno dato luce a forme di professionalità ibride, difficilmente collocabili in ognuno dei due mondi, che partecipano al dibattito scientifico e allo stesso tempo operano attivamente nel mondo dell’industria culturale, del marketing, della comunicazione politica o mediatica. La discriminante, piuttosto che il dentro o fuori accademia, sembra oggi quella fra posizioni accademiche e lavorative “strutturate” o quanto meno sostenibili e che impongono di ridefinire e non è forse inutile ragionare sulle sue ricadute sulla ricerca semiotica e sulle professioni ad essa legate.


Digital Humanities: un’opportunità per la semiotica

Intervento di Francesco Galofaro

Dizionario- mappa

Il campo delle Digital Humanities costituisce un ambito di riflessione importante per la semiotica a causa delle opportunità lavorative offerte da un settore in espansione. L’epistemologia relazionale dell’etno-semiotica, le nozioni di intersoggettività e di network si rivelano utili alla costituzione di un punto di vista critico che permetta di impiegare le nuove tecnologie della rete per scopi di ricerca e di divulgazione che contrastino una mera visione strumentale del sapere.

Dopo una breve carrellata sui modelli a rete del significato impiegati in semiotica, l’intervento mira a esemplificare gli strumenti attualmente disponibili attraverso l’applicazione a un caso specifico, costituito dalle API di Wikipedia.

Riferimenti bibliografici:

Semiotica

  • Eco, Umberto, “Prefazione”, in Apocalittici e integrati, Milano, Bompiani, 1964, pp. 3-25.
  • Galofaro, Francesco, “Programmare e punire: semiotica del rapporto uomo-macchina nei luoghi di lavoro”, in Crisi delle biopolitiche, La Deleuziana, 1, 2015, pp. 91-106.
  • Marsciani, Francesco, Ricerche semiotiche I, Bologna, Esculapio, 2012, in partic. par. 1.1-1.2.
  • Mattozzi, Alvise, Il senso degli oggetti tecnici, Roma, Meltemi, 2006.

Data Science

  • Beri, Marco, Espressioni Regolari, Milano, Apogeo, 2017.
  • Beri, Marco, Python, Milano, Apogeo, 2010.
  • Zinoviev, Dmitry, Data Science con Python, Milano, Apogeo, 2017.

Filosofia

  • Deleuze, Gilles e Guattari, Felix, Millepiani I: Rizoma, Roma, Castelvecchi, 1997.
  • Husserl, Edmund, La crisi delle scienze europee e la fenomenologia trascendentale, Milano, Il Saggiatore, 1997.

In orbita tra gesto e parola

Intervento di Giovanna Ori

Truman show

Il contributo che intendo offrire al Vostro seminario e duplice: da un lato attinge all’esperienza trascorsa nell’ambito delle ricerche di mercato, un ponte mobile tra universo teorico e universo socioculturale, tra epistemologia e mercato. Dall’altro una breve restituzione di domande e posizioni proprie del ricercatore indipendente.

In breve, il primo punto: la ricerca qualitativa qualora concepita nella sua poliedricità metodologica si è dimostrata applicabile in maniera efficace a tutti i campi della vita sociale, economica. Di fatti essa richiede spesso di saper padroneggiare un insieme di approcci teorici differenti – etnologico, semiotico, psicologico, sociologico ai quali corrispondono tecniche qualitative necessarie all’assunzione dell’informazione – analisi semiotica, osservazione etnografica, analisi del contenuto, interviste in profondità, gruppi creativi, ecc., così che per ciascuna missione di ricerca viene messo a punto un mix di queste metodologie, in funzione della problematica posta e degli obiettivi del cliente.
Le aree di cui sa occuparsi la ricerca qualitativa sono quindi molteplici: esse vanno dalla gestione dei problemi poste dalle marche (identità di marca, coerenza del mix, posizionamento, architetture diversificazione ecc.) alla previsione dei fenomeni di mutamento che permettono all’azienda di anticipare il cambiamento, d’identificare nuove opportunità ed eventuali minacce, e molto altro ancora.
Nel corso del seminario presenterò alcuni brevi casi di ricerche che specificano il rapporto tra analisi desk e analisi di campo, a partire dagli obiettivi e dalle problematiche di partenza.

Infine, il secondo punto: proporrei alcune questioni tipiche del ruolo di osservatore-ricercatore, posizioni aperte che non lasciano scampo in quello scandire l’essere indagatore immerso nel campo dei fatti irregolari – le interazioni tra oggetti fatui e valori incerti -, quello che si intende sia l’osservabile, o che tale si sia reso andandogli incontro:
una lista di pensieri in orbita tra gesto e parola, la condizione obliqua ed inventiva del ricercatore ossia la necessità inscritta nel suo ruolo di dislocarsi ai margini del testo, invisibile e partecipe, immanente e sconfinato, a due passi dal confine.

Riferimenti bibliografici:

  • Jean Baudrillard, Il sogno della merce, Lupetti 1987.
  • Jean Baudrillard, L’altro visto da sé, Ed. Costa & Nolan, 1987.
  • Paolo Fabbri, La svolta semiotica, Laterza 2001 (seconda edizione).
  • Jean-Marie Floch, Semiotica Marketing e Comunicazione, dietro i segni le strategie, introduzione A. Semprini, Franco Angeli, 1992.
  • André Leroi-Gourhan, IL gesto e la parola, Einaudi 1977.
  • Claude Lévi-Strauss, Il pensiero selvaggio, Il saggiatore, 1964.
  • Michel Maffesoli, Il tempo delle tribù, Armando Editore, 1988.
  • Gianfranco Marrone, Il discorso di marca, modelli semiotici per il branding, Ed. Laterza 2007.
  • Andrea Semprini, La marca postmoderna, potere e fragilità della marca nella società contemporanea, Franco Angeli, 2006.

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